Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Tra cristiani e non credenti deve nascere un’alleanza etica sarà l'antidoto al nichilismo

22/04/2021 00:00

ENZO BIANCHI

Quotidiani 2021,

Tra cristiani e non credenti deve nascere un’alleanza etica sarà l'antidoto al nichilismo

La Stampa

Enzo Bianchi commenta il saggio “Il senso della vita” di Vincenzo Paglia e Luigi Manconi

La Stampa - Tempi Moderni - 20/04/2021

 

di Enzo Bianchi

Ancora oggi talvolta si sente ripetere qua e là una parola di Dostoevskij: “Se Dio non esiste, tutto è permesso!”, considerando chi non crede come persona priva di spiritualità e di morale. Ma allora, è praticabile un dialogo convinto, rispettoso, capace di essere anche fecondo? È possibile che i non credenti si confrontino con i cristiani sulle domande attorno al senso della vita? È possibile che il cammino di “umanizzazione”, essenziale all’umanità per non cadere nella barbarie, sia percorso insieme?

 

Alcuni come agnostici e atei non trovano ragioni per credere, altri invece le trovano e sono felici: gli uni pensano che questo mondo basti loro, gli altri sono soddisfatti di avere la fede. Ma proprio questo fa dire che l’umanità è una, che di essa fanno parte religione e irreligione e che, comunque, in essa è possibile, per credenti e non credenti, la via della spiritualità. Spiritualità non intesa in stretto senso religioso, ma come vita interiore profonda, come fedeltà-impegno nelle vicende umane, come ricerca sincera e inesausta del senso della vita, come ricerca di un vero servizio agli altri, attenta alla dimensione estetica e alla creazione di bellezza nei rapporti umani. Spiritualità, soprattutto, come antidoto al nichilismo che è lo scivolo verso la barbarie: nichilismo che credenti e non credenti dovrebbero temere maggiormente nella sua forza di negazione di ogni progetto, di ogni principio etico, di ogni ideologia.

 

No al nichilismo, dunque, ma allora emerge l’urgenza di riconoscere la presenza di una spiritualità anche negli atei e negli agnostici, capaci di mostrare che, se anche Dio non esiste, non per questo ci si può permettere tutto: persone che sanno scegliere cosa fare in base a principi etici di cui l’uomo in quanto tale è capace. E la grande tradizione cattolica chiede ai cristiani di riconoscere che l’uomo, qualsiasi essere umano, proprio perché, secondo la nostra fede, è creato a immagine e somiglianza di Dio, è capax boni, capace di discernere tra bene e male in virtù di un indistruttibile sigillo posto nel suo cuore e della ragione di cui è dotato. I non credenti sono capaci di combattere l’orrore, la violenza, l’ingiustizia; sono capaci di riconoscere “principi” e “valori”, di formulare diritti umani, di perseguire un progresso sociale e politico attraverso un’autentica umanizzazione.

 

Incontrarsi senza pregiudizi e confrontarsi senza preclusioni è quello che hanno fatto il sociologo e militante politico Luigi Manconi e l’arcivescovo presidente delle Pontificia Accademia della vita Vincenzo Paglia, dando vita al ricco saggio Il senso della vita (Einaudi). Una lunga conversazione “tra un religioso e un pococredente” nata nel giorni della pandemia, che attraversa temi tra i più impegnativi e anche divisivi, quali il senso del vivere quotidiano, la fraternità, la libertà, la sessualità e i modi di viverla, la vecchiaia, l’accompagnamento dei malati, l’accanimento terapeutico, il dolore, l’eutanasia, la vita oltre la morte. Temi cruciali dell’esistenza che non ammettono scorciatoie, di fronte ai quali i due autori non cercano accordi o compromessi ma scelgono di percorrere cammini di senso, con nessuna pretesa di verità. Ne emergono idee, prospettive e visioni dell’uomo e della vita diverse e talvolta incompatibili eppure desiderose di ascoltarsi e riconoscersi. Se Manconi riconosce che “l’umanesimo non ha fallito perché ateo, bensì perché non ha realizzato il suo fondamento costitutivo, ovvero il rispetto incondizionato dell’umano”, dal canto suo Paglia confessa che “se la nostra vita è sempre mortale, abbiamo la speranza che non lo sia il mistero di amore in cui essa risiede”.

 

Questo saggio attesta, ancora una volta, che credenti e agnostici, possono confrontarsi tra di loro, senza inimicizie, soprattutto attraverso un confronto delle reciproche spiritualità, di ciò che in profondità li muove nel loro agire. Lo spirito dell’uomo è troppo importante perché lo si lasci nelle mani di fanatici e di intolleranti oppure di spiritualisti alla moda. Certo, ogni religione si nutre di spiritualità, ma c’è posto anche per una spiritualità senza religione, senza Dio.

 

Il confronto tra il credente Paglia e il “pococredente” Manconi, come lui stesso si definisce, attesta che in una società sempre più post-cristiana com’è la nostra l’annuncio cristiano è chiamato ad avvenire in una dialettica in cui la de-culturazione dell’evangelizzatore si accompagna alla in-culturazione del vangelo; allora l’altro, cesserà di essere semplice “oggetto” destinato a essere condotto volente o nolente alla “mia” verità, unica e universale e diverrà “soggetto” da accogliere nella sua unicità, con la “sua” verità. Il discernimento della “propria” verità, allora, non potrà avvenire senza l’altro, né tanto meno contro l’altro, non si lascerà ingabbiare in categorie giuridiche o in affermazioni dogmatiche, ma troverà spazio nella storia grazie all’incontro tra diversi, tra stranieri che scoprono possibile una comprensione e una relativa comunione proprio in virtù della rinuncia ad essere “padroni di casa”, unici detentori del senso e proprietari della verità. Per tutti i cristiani la conoscenza della verità, del bene e del male nell’etica è sempre una conoscenza limitata e relativa, e in questo campo gli “altri” non sono gli avversari della verità bensì occasioni per interrogativi, ricerche, approfondimenti

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