Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

In pandemia il bacio ci manca come il pane ...

24/06/2021 00:00

ENZO BIANCHI

Conferenze 2021,

In pandemia il bacio ci manca come il pane ...

ENZO BIANCHI

In pandemia il bacio ci manca come il pane

(infatti per Freud è il nutrimento dell'anima)

Due antropologi culturali ripercorrono la storia e il significato sociale del gesto simbolico del contatto fisico, "senza il quale la comunità si disincarna e diventa pura astrazione". Dall'etologia alla scienza, nell'arte e nella letteratura. E naturalmente nel biblico "Cantico dei cantici".

La Stampa - Tuttolibri - 19 giugno 2021

 

di Enzo Bianchi

Ci sono libri pregiati, libri utili e libri necessari. Baciarsi degli antropologi Elisabetta Moro e Marino Niola, edito da Einaudi nella collana Vele, è un libro più che necessario. Solo quando qualcosa di abituale e quotidiano ci viene improvvisamente tolto o addirittura vietato, allora non solo ne sentiamo la mancanza ma ne scopriamo il valore, il piacere, il bisogno.

 

Quando infatti parlare del baciarsi se non al termine di un tempo nel quale il bacio è stato negato e l’impossibilità di baciare è stata  da noi percepita come fosse un lookdown talmente iscritto nel nostro corpo da raggiungere la nostra anima? Il bacio è diventato il simbolo stesso del contatto, perché è il massimo del contatto fisico ed è per questo che nei maledetti mesi della pandemia è diventato il simbolo del contagio. Il bacio, in qualunque sua espressione, che sia passione tra amanti, amore tra coniugi, tra genitori e figli, segno tra gli amici o semplice saluto tra conoscenti, è stato la prima vittima del coronavirus trasformando il contatto in contagio, l’effusione in infezione. A ragione, Moro e Niola scrivono che “senza corpi che si toccano, mani che si stringono, labbra che si sfiorano, la comunità si disincarna e diventa pura astrazione”.

 

Gli etologi spiegano che il bacio è nato tra i primati superiori che hanno ideato il modo di passare il cibo premasticato tra madre scimpanzé e figlio attraverso il contatto delle labbra, il bocca a bocca. Ciò che farà dire a Sigmund Freud che, nella sua evoluzione, il bacio è nato come sostituto del pane e da allora è vissuto come un nutrimento, non tanto del corpo ma dell’anima. Se ha le sue origini nella natura, gli umani fanno del baciarsi un rituale, così che è più cultura che natura, più istituzione che istinto. Ne è nata perfino una scienza, la filematologia che studia le funzioni e gli effetti positivi del bacio sul corpo e sulla mente umana. 

 

I significati che il contatto tra le labbra ha assunto nelle culture è tra i più differenti: dalla tenerezza alla reverenza, dalla venerazione religiosa alla passione amorosa, dalla galanteria del baciamano al bacio tra sportivi oppure tra politici. Il gesto è unico, ma da quel semplice schiocco di labbra scaturiscono contenuti, espressioni, sensazioni, sentimenti, emozioni e affetti diversi. Sì, baciarsi è l’espressione sensuale del sentimento. Quello dato da Giuda a Gesù è uno dei baci più famosi della storia: utilizza il gesto dell’amore per sigillare il tradimento dell’amico e del maestro.  

 

L’itinerario che Elisabetta Moro e Marino Niola fanno compiere è intenso e seducente quanto l’oggetto della loro ricerca. Dall’etologia del bacio, conducono il lettore a conoscere i suoi tanti nomi, alla rappresentazione e narrazione del baciarsi nella letteratura, nell’atre come nella filmografia. E io non posso non  appuntare la competenza e l’intelligenza con la quale presentano il segno del bacio e il gesto del baciarsi nella Bibbia e nella tradizione ebraica e cristiana. “Mi baci con i baci della sua bocca!”: il commento che i nostri autori offrono del primo versetto del Cantico dei cantici è talmente squisito da ispirarmi, in conclusione, alcune mie personali riflessioni.

 

Un poeta ebreo di origine russa, Salman Shneur (1887-1980), scrive: “Mia colomba, tu sai come ci baciamo noi ebrei? (Ma penso anche noi cristiani!) Quando il cuore non si distingue più dal cuore dell’altro, quando petto contro seni nessuno dei due sa chi dei due respira, quando materiale e immateriale spariscono e non resta che un solo soffio, quando non esistono più parole ma solo il parlare degli occhi, quello è il bacio”. Il bacio umano, per questo è invocato all’inizio del Cantico dei cantici, è innanzitutto il volto contro volto; perché l’amore terreno nel suo vertice è il mantenimento, è il desiderio del volto; non ci si perde con i baci in un caos, non c’è da  percorrere un sentiero che porti alla fusione, sogno impossibile! Ci deve essere nel bacio l’ebbrezza del faccia a faccia, cioè dell’alterità celebrata, io e tu, uno di fronte all’altro; nel bacio in cui si parlano le pupille degli occhi, ci si osserva e si vedono le pupille dilatarsi, palpitare quasi, questo è il bacio umano. Neanche l’amplesso ha valore senza il bacio, l’amore non è a-prosopon, senza volto; altrimenti se l’amore avvenisse senza la visione del volto sarebbe un amore cosificato. Il bacio è l’inizio dell’amore celebrato ma è anche l’inizio dell’ebbrezza del desiderio. Arthur Rimbaud ne parla come desire d’ebresse, desiderio d’ebbrezza, ma come emerge il desiderio è subito raffigurazione, è subito scena.

 

Sì, adesso è il tempo propizio per riflettere sul significato e il valore del bacio e per capire perché ci è così tanto necessario. Solo quando torneremo a baciarci senza paura allora saremo usciti dalla pandemia. Sconfiggeremo il virus con un bacio.

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