Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

Fede e ideologia

14/07/2022 00:00

Fulvio Ferrario

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Fede e ideologia

di Fulvio Ferrario

di Fulvio Ferrario

Nell’ottobre 1914 viene pubblicato in Germania un celebre manifesto, indirizzato Al mondo della cultura, nel quale 93 intellettuali tedeschi esprimono il loro consenso entusiasta alla guerra della Germania, che considerano un impegno per la difesa dell’eredità della cultura europea contro la barbarie occidentale e democratica. Tra i firmatari, oltre a famosi scienziati come Max Planck e Wilhelm Röntgen, troviamo un buon numero di teologi, capitanati da Adolf Harnack, il grande portavoce di un Cristianesimo al passo con il nuovo secolo.

 

Karl Barth, allora pastore in Svizzera, reagisce sgomento a questo inno bellicista. Per quanto riguarda in particolare i teologi, il suo ragionamento è: se, nel momento decisivo, la teologia protestante non riesce a far altro che unirsi a un coro guerrafondaio, il problema non riguarda solo l’etica politica, bensì le basi stesse della riflessione teologica. Il nome di Gesù Cristo, cioè, diviene di fatto irrilevante, di fronte a considerazioni dettate dalla mentalità del tempo e del luogo. Non basta dissentire politicamente da Harnack o da Seeberg, occorre rifondare la teologia. Così Barth, le considerazioni del quale ritornano alla mente nel contesto del conflitto ucraino.

 

La prima analogia riguarda l’intreccio tra la fede ortodossa, nella sua lettura moscovita, e l’ideologia del “mondo russo” [russkiy mir].

 

Molti teologi ortodossi hanno criticato tale connubio, in un testo che, non casualmente, segue (senza citarlo esplicitamente) lo schema della Dichiarazione teologica di Barmen del 1934, che nella sua forma finale è stato redatto dallo stesso Barth: si affermano le proprie convinzioni di fede e, sulla loro base, si condanna come eretica la tesi opposta. La domanda critica è: siamo sicuri che la saldatura che si è verificata nell’ideologia kyrilliana sia accidentale? Detto in termini più brutali: il rapporto tra fede ortodossa, nelle sue declinazioni nazionali, e ideologie nazionalistiche non è forse più strutturale di quanto appaia a prima vista? Secondo Barth, ad esempio, questo era il caso del protestantesimo tedesco: non si trattava di esagerazioni di Tizio o Caio, ma di una malattia più profonda.

 

Seconda riflessione. Un elemento decisivo dell’ideologia del mondo russo e della propaganda di Kyrill è la critica nei confronti del “relativismo” occidentale, specie in etica, specie in ambito sessuale: indimenticabile l’omelia di Kyrill del 6 marzo, nella quale il patriarca affermava che la guerra in Ucraina serviva a impedire un gay pride in quel Paese.

 

Ebbene: a) questa allergia non è una specificità di Kyrill, bensì è ampiamente condivisa in ambito cattolico (quella di “relativismo” era una dalle categorie critiche preferite da Benedetto XVI) ed evangelicale: non è un caso che questi settori cristiani, storicamente così distanti, si ritrovino uniti contro quella che ad essi pare una degenerazione libertina, più che liberale, dei costumi; b) tale avversione ha a che vedere con un più ampio problema cristiano nei confronti della modernità di matrice illuministica.

 

Si tratta di un imbarazzo del tutto comprensibile, in quanto tale movimento culturale e civile è intriso di componenti non solo antiecclesiastiche, ma critiche anche nei confronti del Cristianesimo in quanto tale. Se non si lavora su questo punto, ci saranno sempre dei Kyrill, magari più educati, ma nella sostanza non diversi, non meno omofobi, fortemente discriminatori nei confronti del femminile, sostanzialmente scettici nei confronti delle procedure della democrazia.

 

Che sono, come diceva Churchill, le peggiori mai inventate, tranne tutte le altre.

 

Un Cristianesimo impegnato in un confronto critico e missionario, ma non polemico, con la modernità esiste, nel protestantesimo classico e in alcuni settori del cattolicesimo: proprio le forme di fede, notano in molti, più vistosamente in crisi.

 

Non so se questo sia vero, ma anche se lo fosse, potrebbe accadere che la scelta di fronte a Gesù, oggi, comporti un’alternativa tra le difficoltà di una fede che dialoga con il paradigma democratico e un tipo di Cristianesimo che forse non sarà in crisi, ma che trasforma il proprio annuncio in un’ideologia autoritaria.

 

Non necessariamente soltanto russoortodossa.

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