Il Blog di Enzo Bianchi

Il Blog di Enzo Bianchi 

​Fondatore della comunità di Bose

La rivoluzione francescana ebbe due voci, una è di Chiara

05/07/2026 00:00

ENZO BIANCHI

Conferenze 2026,

La rivoluzione francescana ebbe due voci, una è di Chiara

ENZO BIANCHI

La medievista Gennaro, nel centenario di San Francesco, restituisce statura di gigante alla santa di Assisi

La Stampa - Tuttolibri - 07 luglio 2026

 

di Enzo Bianchi

I grandi risvegli spirituali della Chiesa sono stati ispirati da chi ha vissuto il radicalismo cristiano fini alla fine, ed è stato capace attraverso la creatività, la bellezza, la semplicità di protestare contro una vita in cui tutto è appiattito, tutto assimilato, ridotto, banalizzato, in cui la grazia è a basso prezzo. Ebbene, sono proprio i santi che hanno creato luoghi di gratuità e bellezza, dove davvero risuona l’indicibile, il non assimilabile, dove si vive la sobria gioia dello Spirito. Luoghi di povertà semplice e bella e quindi di fraternità, di comunione profonda. Spazi di libertà in cui germinano coloro che sono guidati dalla grazia. Spazi nei quali l’essere è privilegiato rispetto all’avere, l’amore è privilegiato rispetto alla legge, la comunione vince la logica dell’inimicizia e la separazione, la fraternità vince la filautia, l’amore di sé stessi.

 

In quest’ottica, ricordare il centenario di San Francesco lasciando Chiara d’Assisi nell’ombra significherebbe fare un torto alla storia, alla teologia e alla bellezza di un’amicizia spirituale che ha cambiato il mondo. Chiara per Francesco non è stata semplicemente una discepola, ma è stata la prova vivente che l’utopia di Francesco non era la follia di un singolo, ma una rivoluzione possibile. Sì, Chiara è stata più radicale di lui! Ha lottato per tutta la vita contro i Papi per restare libera e povera, scrivendo la prima regola monastica redatta da una donna nella storia della Chiesa. Se Francesco ha avuto l’intuizione folle del Vangelo vissuto sulla strada, Chiara è stata colei che ha preso quella follia e l’ha resa stabile nella vita fraterna.

 

Ricordare Chiara d’Assisi nel contesto del centenario francescano non è semplicemente un atto di cortesia storica o di inclusività ex post; è una necessità teologica, storica e spirituale. Senza Chiara, la comprensione dello stesso Francesco rimane parziale, se non mutilata. Mi sono ricordato di un breve ma prezioso saggio di Clara Gennaro edito da Porziuncola nel 2024. Quando l’autrice me lo ha donato due anni fa, conoscendo bene le sue qualità di grande medievista, l’ho collocato nella sezione “francescana” della mia biblioteca. Ora l’ho ripreso in mano, l’ho letto e ne sono rimasto folgorato.

 

Clara Gennaro (nata a Roma nel 1938) è una storica italiana e una studiosa di storia medievale, in particolar modo sulle ansie di riforma che pervasero il corpo ecclesiale nel corso del Trecento. Allieva del celebre storico Arsenio Frugoni, si è laureata alla Sapienza Università di Roma, dove è stata assistente ordinaria tra il 1968 e il 1973. Ha lavorato per la redazione italiana del Repertorium fontium historiae medii aevi e ha collaborato alla stesura di diverse voci del Dizionario Biografico degli Italiani.

 

Clara Gennaro, con la lucidità metodologica che la contraddistingue, scava nelle fonti storiche e nel testo della Regola per mettere in luce il nucleo più autentico della vita e del pensiero di Chiara. La tesi dell’autrice è dirompente nella sua semplicità: Chiara non ha ricalcato le orme di Francesco; le ha codificate, proteggendole dalle derive istituzionali che già a metà del Duecento minacciavano di normalizzare la “follia” originaria della Porziuncola.

 

Gennaro precisa da subito che il ristretto gruppo di donne delle famiglie più ricche di Assisi che intorno a Chiara si raccolse presso S. Damiano rappresenta la realtà più nota di un ampio movimento religiosa femminile che tra le fine del XII secolo e gli inizi del XIII si verificò in Italia e in altri paesi europei.  Le “povere donne di San Damiano” vissero per diversi anni senza sentire la necessità di una regola: Francesco aveva dato loro una forma di vita (formula vitae) – poi inserita da Chiara nella sua Regola e nel Testamento – pone al centro del loro progetto “la vita secondo il Vangelo e la sollecitudine di Francesco per loro”. Francesco sosteneva Chiare e le sue sorelle con la sua presenza assidua e la predicazione: “Il loro rapporto – scrive l’autrice – si fonda sulla consapevolezza di un comune spirito e di una felice consonanza nella lettura sine glossa del Vangelo. Per Francesco, Chiara è la «cristiana», perché in messuno come in lei egli vede espresso, vissuta, illuminato il Vangelo, a lei e alle sue compagne egli si rivolge nei momenti di oscurità, quando si sente incerto sulle strade su cui è chiamato”. A sua volta, Chiara, ricorda nel Testamento Francesco come “sua colonna, unica consolazione dopo Cristo e suo sostegno e si sente su «plantula», da lui generata allo spirito di Cristo, in cui entrambi si sentono radicati”.

Chiara e le sue sorelle dovettero sostenere una dura lotta per restare fedeli all’intuizione iniziate e alla vita alla quale si sentivano chiamate, realtà che fanno un tutt’uno con la fedeltà a Francesco. 

 

Chiara resiste alle forti pressioni ecclesiastiche di conformarsi alle regole di altri ordini, ma alla fine dovette cedere all’imposizione della Regola monastica di S. Benedetto e poi alla clausura. Prima a papa Innocenzo III e poi a Gregorio IX pose tuttavia una condizione: chiese per sé e per le sue sorelle il privilegium paupertatis, cioè il privilegio di essere povera, di vivere senza previlegi. Nella Chiesa si era giunti al punto che bisognava chiedere il permesso di seguire Cristo nella povertà!

 

Sororità e fraternità, anche con i frati di Francesco. Quando nel 1230 Gregorio IX, in osservanza al capitolo della regola bullata che fa divieto ai frati di entrare nei monasteri di monache, e così i frati di Francesco non poterono più frequentare San Damiano per predicare e sostenere spiritualmente le sorelle. Chiara rispose al Papa con quello che oggi chiamiamo uno sciopero della fame. Si rifiutò di ricevere dai frati questuanti il pane, dicendo: “Il Pontefice ce li tolga tutti i frati dopo che ci ha già tolto quelli che ci davano il nutrimento spirituale di vita” (Vita di Chiara 37).

 

Il volume Chiara di Assisi di Clara Gennario, pur nella sua brevità, compie un’operazione necessaria: spogliare Chiara dall’iconografia un po’ sbiadita in cui secoli di agiografia patriarcale l’hanno confinata — quella della “piantina di San Francesco”, dell’ombra sottomessa e unicamente contemplativa — per restituirle la sua statura di gigante della storia medievale. Ciò che rende questo libro un testo prezioso — e quanto mai attuale in questo centenario — è la capacità dell’autrice di non fare pura accademia. Nell’ampia prefazione al saggio, il vescovo di Assisi Felice Accrocca riconosce “la capacità davvero rara – di cui Clara Gennaro ha saputo qui dar prova – di suscitare emozioni, di trasmettere al lettore le vibrazioni da lei stessa sperimentate al cospetto delle fonti, davanti alla storia di una giovane donna alla quale il Vangelo annunciato e testimoniato da Francesco aveva sconvolto l’esistenza”.

 

Rileggere questo saggio nel 2026, mentre le celebrazioni francescane rischiano talvolta di scivolare nella retorica o nell’aneddotica, è una sferzata di energia pura. Ci ricorda che la rivoluzione francescana non è stata un monologo ma un dialogo a due voci, e che senza la roccia di San Damiano, quel sogno nato sulle strade dell’Umbria non sarebbe arrivato fino a noi. Un libro da riscoprire, da meditare e, soprattutto, da far circolare.