Il Blog di Enzo Bianchi

Il Blog di Enzo Bianchi 

​Fondatore della comunità di Bose

Se tocca a Leone ricordare agli americani chi sono e da dove vengono

26/07/2026 00:00

ENZO BIANCHI

Testi di Amici 2026,

Se tocca a Leone ricordare agli americani chi sono e da dove vengono

di Marco Damilano

di Marco Damilano*

Sabato mattina l'ambasciatore americano in Italia Tilman Fertitta è arrivato a Cefalù a bordo del suo yacht, «nell'ambito del suo tour di coastal diplomacy per l'Italia», hanno informato le agenzie. Alla stessa ora, il papa americano Robert Francis Prevost si fermava da solo di fronte alla Porta d'Europa di Mimmo Paladino a Lampedusa che ricorda i migranti morti nel mar Mediterraneo. Due modi di essere americani nel mondo, in Europa, in Italia, in Sicilia, nel giorno che ricorda i 250 anni della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti. Lo sfarzo esibito del miliardario rappresentante di Donald Trump. Il silenzio del rappresentante di Cristo in terra di fronte al grido dei migranti.
 

In questo vuoto cosmico, in questa globalizzazione della cafonaggine, prima che dell'indifferenza, papa Leone è tornato a Lampedusa, come aveva fatto papa Francesco nel 2013, si è fermato da solo di fronte al mare e alle vittime «sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate», ha chiesto ai governi di non passare oltre, di cambiare strada, come fa il samaritano del Vangelo di Luca che soccorre mosso da uno sconvolgimento delle viscere, lo splagchnizomai che ricorda sempre don Mattia Ferrari, cappellano della Ong Mediterranea, in questi giorni in Usa.
 

C'è un filo che lega il Mediterraneo delle deportazioni in Albania e l'America dell'Ice. Ogni luogo, ha ricordato il papa, può essere come la strada che scende da Gerusalemme a Gerico: teatro di crudeltà, ma anche di misericordia. L'Occidente nasce da quella parola antica: misericordia. Anche gli Stati Uniti sono nati 250 anni fa da questa parola.
 

Oggi è un tabù impronunciabile. Non si può scrivere su un giornale, dire in televisione o lanciare sui social. Vanno di moda i generali e i cantori del senso comune travestiti da anticonformisti. È misericordia la parola più politicamente scorretta. Il «miracolo della compassione», lo ha chiamato il papa. Christopher Hale, giornalista americano che ha festeggiato il suo 4 luglio a Lampedusa, ha scritto che anche gli Stati Uniti sono nati 250 anni fa da questo miracolo.
 

Tocca al papa nato a Chicago, cresciuto a Dolton, ordinato a Roma, vissuto in Perù, ricordare agli americani e agli europei chi sono, da dove deriva il loro posto nel mondo. Due giorni fa ha ricordato, parlando agli americani, «la determinazione a realizzare la nobile visione dei padri fondatori che ha reso l’America sinonimo di libertà, mentre apriva le porte a ondate successive di immigrati, consentendo a loro e ai loro figli di contribuire a plasmare il futuro della nazione». Nell'omelia della messa di Lampedusa, con le onde del mare fissate sui paramenti liturgici, il papa ha messo l'Europa di fronte alla «chiamata epocale» che le rivolge il fenomeno migratorio, ma anche la transizione ecologica e la promozione della pace. «L’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale».
 

L’Europa è in grado di affrontare la crisi in modo organico», è «capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti». Ovvero l'opposto di quello che dicono i remigrazionisti e che ha fatto l'Unione europea con il nuovo patto sulle migrazioni.
 

È il papa, una autorità spirituale, a richiamare l'America, l'Europa alle sue vere radici cristiane. «È tempo di riconoscere e affermare che l’appartenenza religiosa non deve mai diventare motivo di discriminazione, quasi che la fede abbia confini e non sia invece chiamata universale alla salvezza. Dove c’erano muri di separazione, Cristo li ha abbattuti», ha detto il papa. Chissà cosa ha pensato, in prima fila, il sottosegretario Alfredo Mantovano, ex di Alleanza cattolica, che in passato esaltava «la straordinarietà della battaglia di Lepanto».
 

Il papa aveva già ricordato in Spagna (discorso alle autorità, Madrid, 6 giugno) che nel Medioevo l'Europa fu «uno spazio di contatto, conversazione e dialogo sul senso della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei. Questa è la verità che raccontano le città europee, la loro stratificazione storica, il tessuto di solidarietà che nei secoli ha composto le loro differenze, trasformando gli inevitabili conflitti in punti di ripartenza».
 

È un'altra idea di Occidente, l'unica che resta in questa piccola Europa di staterelli spaventati. «Il XXI secolo non può che essere mistico, profetico e post-istituzionale: è una delle ragioni per cui il papato naviga meglio le acque tempestose della crisi di reputazione e di credibilità di altre istituzioni internazionali», scrive Massimo Faggioli nel prezioso Leone XIV e la Chiesa globale (Morcelliana).
 

L'immagine agostiniana della vita come navigazione nel mare in tempesta è stata evocata anche ieri da papa Leone. La sfida lanciata da Lampedusa è come dare «forma spirituale, culturale, giuridica, politica, economica» alla misericordia, ricorda il papa, solo, in piedi, di fronte al Mediterraneo. Non c'è sfida più politica di questa.