Il Blog di Enzo Bianchi

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​Fondatore della comunità di Bose

L’apostolato dell’orecchio

06/05/2022 18:23

Francesco Cosentino

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L’apostolato dell’orecchio

FRANCESCO COSENTINO

La base delle nostre relazioni e della comunicazione è nel sapersi ascoltare 

di Francesco Cosentino *

Il lungo cammino ecclesiale iniziato dopo il Concilio Vaticano II, in diverse fasi e pur tra fatiche e lentezze, ha contribuito ad accrescere la coscienza della centralità della comunione, come criterio fondamentale delle relazioni all’interno della Comunità cristiana. Al contempo, in diverse occasioni, Papa Francesco ha chiarito che la comunione ecclesiale non è uniformità che omologa tutto e annulla le diversità, ma è la convivenza delle differenze nella professione dell’unica fede. D’altra parte, è la stessa verità cristiana a manifestarsi come verità plurale e sinfonica, dal momento che Dio si presenta a noi come una Trinità di persone in relazione tra di loro.

 

Dal Dio “plurale” alla Chiesa sinfonica

 

Tra i grandi teologi del Novecento, Von Balthasar ha riflettuto su questo aspetto parlandoci della rivelazione come la sinfonia di Dio eseguita sotto la direzione del Cristo, da cui sgorga la ricchezza sinfonica della Chiesa; infatti, i destinatari della rivelazione sono diversi tra loro, ma suonano la stessa sinfonia: «eseguendo la sinfonia divina – la cui composizione non può essere in alcun modo ricavata dagli strumenti e neppure dal loro insieme –, tutti conoscono per quale scopo sono radunati. All’inizio siedono, estranei e nemici, l’uno accanto all’altro. Improvvisamente, quando l’opera comincia, com­prendono perfettamente come tutti si integrano a vicenda. Non all’unisono, ma – cosa molto più bella – in una sinfonia» (H. U. Von Baltahsar, «La verità è sinfonica», in Id., Gesù e il cristiano, Jaca Book, Milano, 254). Dunque, il Dio plurale, comunione di persone, non solo non annulla le differenze, ma le suscita e ci invita a maturare uno stile ecclesiale improntato all’accoglienza reciproca in quanto fondato sull’amore vicendevole. La relazione con Dio – ciò che propriamente chiamiamo “fede” – ci inserisce nel dinamismo dell’amore trinitario, di cuo la Chiesa è chiamata a essere segno e sacramento. Da un Dio “plurale” può nascere solo una Chiesa sinfonica, aperta, comunionale, in cui ciascuno è convocato e, in virtù del Battesimo, ha il diritto-dovere di partecipare alla missione, essendo costituito come discepolo missionario al servizio del Vangelo.

 

L’orecchio del cuore

 

In una Chiesa sinfonica, come si costruisce un’autentica comunione, che non si riduca a una facciata esteriore ed eviti la confusione di babele? Nel 56° Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, Papa Francesco ha affermato che la grammatica delle nostre relazioni e della comunicazione consiste anzitutto nel sapersi ascoltare. Coniando l’espressione “ascolto del cuore”, il Papa ha attinto dalla ricchezza della Scrittura il significato profondo del verbo ascoltare, che non si limita ad un semplice “sentire” acustico, ma implica una relazione con l’altro e una compartecipazione alle sue gioie, ai suoi dolori, alle sue speranze più profonde. Se Dio per primo “porge l’orecchio” per ascoltarci e non resta indifferente al grido del suo popolo, anche noi siamo chiamati a questo ascolto del cuore che contribuisce all’edificazione della sinfonia ecclesiale: relazioni di attenzione, di reciproca partecipazione, di vicendevole accoglienza, di quella solidarietà che diventa prendersi cura gli uni degli altri. In una Chiesa-comunione, sinfonia composta sulle note dell’amore trinitario, non può mancare l’attitudine a un ascolto autentico e reciproco: «L’ascolto, in fondo, è una dimensione dell’amore» (Papa Francesco, Messaggio per la 56ª Giornata per le Comunicazioni Sociali), oltre tutte le chiusure ideologiche ed egoistiche che sempre minacciano anche le relazioni intraecclesiale.

 

Il Sinodo che abbiamo iniziato, in tal senso, rappresenta una grande occasione. Lungi dall’essere un “evento ecclesiale” tra i tanti, può essere anzitutto un’opportunità per verificare le nostre forme e i nostri stili ecclesiali, e soprattutto per rigenerare le nostre relazioni comunitarie. D’altra parte, questa è una sfida permanente per la Chiesa: purificarsi e riformarsi sempre, per non perdere la propria fisionomia, secondo quello spirito della prima Comunità cristiana che così ci viene descritto: «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune» (At 4,32).

 

La pastorale dell’orecchio

 

Se nella Chiesa impariamo ad ascoltarci con il cuore, allora avremo “a cuore” le domande, le speranze, le ferite e i bisogni del mondo. L’ascolto autentico e umile di Dio e del prossimo ci aiuta, come Comunità cristiana, a vincere le molteplici tentazioni connesse alla vita spirituale e all’agire pastorale: la tentazione di fare della vita ecclesiale un apparato sacrale separato dalla vita, un’agenzia ispirata ai criteri dell’efficienza, un luogo che incentiva un culto intimista senza ricadute sulla vita reale. L’ascolto profondo, invece, apre un varco dentro di noi e, iniziandoci alla relazione con Dio, ci fa “uscire” per le strade del mondo a comunicare la gioia del Vangelo e a testimoniarlo nella compassione e nella solidarietà in tutti i luoghi del vivere umano e sociale e in tutte le situazioni, specialmente quelle segnate dalla povertà e dalla sofferenza.

 

Ecco perché Papa Francesco sottolinea con vigore che nella Chiesa è arrivato il tempo di ascoltare e di ascoltarci, perché questo è anche il primo e più importante servizio che possiamo poi offrire al mondo: «Nell’azione pastorale, l’opera più importante è “l’apostolato dell’orecchio» (PapaFrancesco, Messaggio per la 56ª Giornata per le Comunicazioni Sociali).

 

Oggi siamo chiamati, nella Chiesa, a una nuova disponibilità nell’ascolto, a porgere umilmente l’orecchio verso la Parola di Dio e verso le domande, le fatiche e le speranze dell’uomo. A questo scopo, la prima cosa che occorre creare nella Comunità cristiana è un ambiente favorevole all’ascolto, che diventi luogo e spazio perché ciascuno possa lavorare con se stessi e predisporsi a quel silenzio – oggi enormemente minacciato dalla società dei rumori e dall’iperconnessione – che è la base di ogni ascolto ed è fonte di un agire pastorale efficace. Lo afferma bene Carlo Molari, uno dei più grandi teologi italiani di recente scomparso, che qui vogliamo ricordare: «è importante cominciare fin dall’inizio, col silenzio, a percorrere il nostro cammino di vita spirituale. Il lavoro più importante dell’esercizio interiore è quello che compiamo negli spazi vuoti dedicati al lavoro dentro di noi […] È esercitarci all’ascolto perché, come papa Francesco ci ricorda, non c’è accoglienza senza ascolto e non c’è ascolto senza il silenzio interiore» (C. Molari, Il cammino spirituale del cristiano: la sequela di Cristo nel nuovo orizzonte planetario, Gabrielli, Roma 2020, 13).

* Pubblicato su "Vita Pastorale" maggio 2022

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